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Vampiri energetici: il primo soccorso cristallino

Chi sono i vampiri energetici e come proteggerci da loro?

A volte può capitare di sentire che, in una situazione ricorrente o in presenza di una determinata persona, la nostra energia venga risucchiata, quasi come quel particolare contesto o individuo se ne nutrisse. In tali circostanze il nostro primo pensiero è trovare il modo di proteggerci, di schermarci, e per fare ciò possiamo  sicuramente ricorrere ai cristalli.

Le pietre che ci vengono in primo soccorso in questi casi sono quelle nere del primo chakra, che lavorando sulle nostre radici ci aiutano a tornare in contatto con la forza primaria della Terra e la protezione della Casa.

 

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Tormalina nera

L’ematite è fondamentale per ricreare uno spazio di forza e un vero e proprio scudo, che va a chiudere i buchi nel  campo aurico dai quali veniamo vampirizzati: due ematiti nelle tasche o, meglio ancora, nelle scarpe ci permettono di ancorarci nell’Hara, come i Samurai; poi un’ematite su ciascuno dei chakra che sentiamo vulnerabili agli attacchi ne preclude l’accesso. L’ematite, tuttavia, crea una barriera temporanea, che viene meno nel momento in cui la togliamo; inoltre, bisogna tener presente che il colore di base di questa pietra è il rosso e, dunque, l’uso ricorrente in situazioni di stress potrebbe andare ad alimentare il fuoco nascosto di una rabbia repressa.

La tormalina nera riceve al nostro posto le vibrazioni dissonanti, ossia quelle frequenze che noi giudichiamo “negative”, e se ne possono portare due pezzi nelle tasche, a patto di ricordarsi di ripulirle ogni giorno o dopo ogni incontro sgradevole (fumigazione con incenso naturale, salvia bianca, palo santo, carta aromatica d’Eritrea o pulizia sonora con campane tibetane o di cristallo).

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Pirite

Un sole di pirite – oro, ma nero come colore di base – all’altezza del plesso solare tampona temporaneamente le debolezze della manifestazione dell’io Sono (in parole povere una bassa autostima).

Restando nella fase del primo soccorso, mi sento di aggiungere un bel quarzo rosa sul cuore – indispensabile sempre e comunque – e qualche pezzetto di celestina/celestite intorno alla testa (come orecchini o in un cappello) come conforto, se c’è stato uno scontro particolarmente pesante.

Ho voluto usare più volte il termine “primo soccorso” per sottolineare come sia comunque auspicabile non fermarsi alla costruzione di barricate cristalline per isolare l’altro, ma proseguire con un lavoro sul Sé per andare a comprendere da dove derivi la nostra vulnerabilità: si tratta dell’eterna questione vittima-carnefice ed è opportuno volere arrivare alla consapevolezza che l’uno non può esistere senza l’altro e, dunque, se c’è un vampiro energetico nella nostra vita è perché in noi trova spazio per vampirizzare. Il secondo e fondamentale passo è quindi accettare la nostra più-o-meno inconsapevole complicità in questo schema di dolore, che ci porta inevitabilmente ad attrarre situazioni e persone, che sono sempre in risonanza con queste ferite.

Una volta fatto questo, è finalmente il momento di andare a cercare dentro di noi l’origine della vulnerabilità: perché le parole, i modi o la sola presenza di questa persona minano così profondamente il mio equilibrio? Cosa posso fare affinché io non mi senta risucchiare nella voragine della sua personalità? I cristalli ci vengono in aiuto anche – e soprattutto – in questa fase: è qui che intervengono il lavoro individuale con il cristalloterapeuta, le meditazioni cristalline in gruppo e l’intento personale.

Lavorare su queste questioni irrisolte comporta di per sé un cambiamento nelle nostre frequenze e cambiare la frequenza cui vibriamo ci rende da subito indesiderabili per chi continua a vibrare nello schema del vampirismo, che percepisce il cambiamento e sente che stanno per perdere il potere su di noi che noi stessi in precedenza gli concedevamo; lo scioglimento dei nodi, infine, li fa letteralmente scomparire dalla nostra realtà, perché non sussiste più alcun legame di reciproca necessità.

Una metafora facile facile?

Immaginate di convivere da mesi con una macchia nera nel campo visivo, in alto a destra: è snervante, insopportabile,  quasi un incubo e nessun altro la vede e nessun medico sa spiegarvi cosa sia. Poi, un giorno, in un momento di disperazione fate un movimento inconsueto e gli occhiali vi cadono nel fango, così adesso proprio non ci vedete più! Al culmine dell’esasperazione buttate gli occhiali sotto l’acqua e li lavate per cinque minuti buoni, strofinando e strofinando…quando li rimettete, la macchia è scomparsa 😀

Un grazie e un abbraccio di Luce in particolare a Stefania,

In lak’ech

Namastè

Ubuntu

foto-prem-tara-valentina-lanfranchi Prem Tara Valentina Lanfranchi

Cristalloterapeuta

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