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Occhio di Tigre: antistress e calamita per l’abbondanza

Occhio di tigre per il benessere fisico, quello mentale

L’occhio di tigre è un ossido del gruppo dei quarzi – sistema trigonale – di origine terziaria; la formula chimica è il solito SiO2, con FeOOH. La cosa interessante è che l’occhio di tigre si origina da un processo di ossidazione dell’occhio di falco (la crocidolite ossida in limonite e, da qui, i riflessi color oro) e, da un punto di vista energetico, per certi aspetti ne diviene la versione “a terra”. Riprenderò il concetto più avanti.

A livello fisico è una pietra che allevia lo stress, intervenendo sull’ipofisi e sulle ghiandole surrenali, e rallentando l’energia.

Questo suo intervento sul corpo fisico si ripercuote sul mentale aiutando durante quei momenti vissuti come frenetici.

Da un punto di vista psicologico, allentando lo stress, permette di ritrovare il controllo sulle situazioni “sfuggite di mano” e l’indipendenza dalle persone invadenti.

Un occhio di tigre per l’abbondanza…

La luce arriva all’occhio di tigre con il colore oro scuro: questo la rende una pietra da chakra ombelicale, in connessione sia con le radici che con le ali. In forma di sfera è una pietra da meditazione, per chi vuole lavorare sulla manifestazione terrena del proprio divino potenziale creativo. Per questo motivo, la pietra in generale viene usata nei rituali propiziatori per l’abbondanza materiale e qualcuno ne conserva un pezzetto nel portamonete.

Conoscerlo più da vicino

Nonostante sia una delle prime pietre con cui sono entrata in contatto, l’occhio di tigre non è mai stata una delle mie preferite. Per capirci: sono abbastanza certa che ne avevo un pezzo grezzo, ma giuro che è sparito. Me ne rimangono dunque tre: due di dimensioni simili e uno – quello che è per me da più tempo – decisamente piccolo.

…capperi! Ora che ci penso, ne ho un altro piccolo, che conservo nel borsellino!!! Che poi 4 richiama la dimensione materiale, perciò è un ottimo numero per l’occhio di tigre.

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La prima chiacchierata l’ho fatta con un occhio di tigre sull’ombelico e uno in ogni mano: mi appare immediatamente l’immagine della base di un triangolo, che ha per vertice il terzo occhio, con la percezione di una linea sottile dorata che congiunge i tre cristalli.

Spostando poi tutt’e tre le pietre nella zona dell’ombelico, la linea dorata che prima era morbida diventa tortuosa e si trasforma in un sentiero; anzi, è IL sentiero: è la strada, il cammino della vita, ai cui margini sta acquattata la tigre; non per paura, ma per la cautela che deriva dalla saggezza di (ri)conoscere che sì, è necessario muoversi ma sempre osservando ciò che ci circonda per riuscire a collegare i pezzi del nostro puzzle: osserva e aspetta. Ed è qui che, col senno di poi e in fase di rielaborazione successiva, riprendo il paragone con l’occhio di falco: perché mentre il rapace usa la sua vista incredibilmente acuta – e al confine con la premonizione – da una prospettiva aerea lontana e distaccata, il grande felino è immerso nella natura, addirittura la sfrutta abilmente per confondersi con essa e osservare, senza essere osservato, mentre con le sue enormi zampe sente la terra. E questa è senza dubbio una lezione da imparare per me e, ne sono certa, per chi approderà a questo post.

Improvvisamente sento l’esigenza di prendere uno dei cristalli e spostarlo sotto la schiena – nella parte posteriore del chakra ombelicale – e un altro sul terzo occhio: arriva così un profondo senso di equilibrio, come se più comodo di così il mio bacino non potesse stare. E non visualizzo nulla, perché mi godo la presenza del corpo e la sensazione fisica di equilibrio. Ricordo in un secondo momento l’azione sulle surrenali del cristallo e, effettivamente, in questo periodo non solo sono sotto stress, ma anche gli ormoni sono ballerini ed ecco nuovamente prova che la saggezza del corpo non necessita delle nozioni della mente, per sapere cosa gli è necessario.

E mentre i miei gatti mi si accoccolano vicino, sento il legame con il grosso felino e percepisco in me la sua forza, il suo coraggio e la sua calma.

Agendo sullo stress rallentando l’energia, molti terapeuti sconsigliano di portare l’occhio di tigre per più di una settimana. Personalmente valuterei di volta in volta la situazione individuale, associando magari altri cristalli e interrompendo per qualche giorno, per poi eventualmente riprendere. Certo è che lo stress è la lotta tra ciò che si ritiene di dover fare e ciò che, invece, si vorrebbe fare; è la difficoltà a dire no agli atri, la rinuncia al proprio spazio e all’espressione di sé, perciò se una pietra è di aiuto, l’introspezione, la sincerità, la rottura dello schema e la consapevolezza sono l’unico rimedio

Per quanto riguarda i disturbi fisici legati alle ghiandole, le surrenali sono fondamentali per la sopravvivenza, perché sono alla base del processo di sintesi di sodio e potassio, del metabolismo, del battito cardiaco, secrezioni ormonali, dell’assimilazione dei nutrienti… indicano, perciò, un lavoro importante da fare a livello del secondo chakra con il legame con la madre e, soprattutto, del primo chakra e del diritto alla vita.

Vi aspetto al prossimo cerchio cristallino!

In lak’ech

Namastè

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foto-prem-tara-valentina-lanfranchi Prem Tara Valentina Lanfranchi

Cristalloterapeuta

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